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Terremoto dell’Irpinia 37 Anni Dopo

L’Irpinia è una zona dell’Appennino Campano-Lucano estesa tra le province di Avellino, Salerno e Potenza, divenuta tristemente nota alle cronache per il tremendo terremoto che la sconvolse il 23 novembre 1980.

Erano le 19:34 quando la terra tremò per 90 secondi, il cui epicentro venne localizzato a Conza della Campania (Avellino), provocando un sisma di magnitudo 6.9 che provocò 2.914 morti, 8.848 feriti e circa 300mila senzatetto, oltre a interi paesi isolati per giorni.

Oggi, che sono trascorsi dal terremoto dell’Irpinia 37 anni, è lecito chiedersi quale sia la situazione, e, come spesso accade in Italia, è purtroppo palesemente lampante che la ricostruzione non si è ancora conclusa, dato che sono letteralmente svaniti 250 milioni di euro stanziati dallo Stato nel 2008, ma mai effettivamente arrivati ai comuni colpiti dal cataclisma, che sarebbero serviti a completare l’opera di ricostruzione ma anche a saldare lavori eseguiti da ditte edili private.

A proposito di cifre: è stato conteggiato che in questi 37 anni trascorsi dal terremoto dell’Irpinia, sono stati stanziati complessivamente 29 miliardi di euro, ma che meno della metà sono destinati al territorio più colpito della provincia di Avellino (14 mila miliardi di vecchie lire furono impiegati per realizzare il piano di edilizia residenziale a Napoli).

A onor del vero, è stato istituito un comitato regionale che è riuscito ad ottenere lo sblocco del 50% delle risorse, che però tristemente arrivano in concomitanza con la medesima tragedia che ha colpito stavolta le popolazioni del Centro Italia, tanti sono i ritardi, politici e burocratici, che si sono accumulati.

D’altronde, già l’allora presidente Pertini, che il 25 novembre si recò in elicottero sui luoghi della tragedia, denunciò le inadempienze dei soccorsi (alcune zone colpite furono raggiunte trascorsi cinque giorni dall’accaduto): in compenso riuscì a mobilitare un gran numero di volontari che prestarono soccorso nelle aree coinvolte.

Tuttavia è anche doveroso sottolineare come, non solo si fosse agli albori della sismologia e i dati allora disponibili fossero scadenti, ma anche che quello dell’Irpinia fu un terremoto complesso: non un unico evento che ruppe la crosta terrestre dalla profondità di 15 km fino alla superficie, ma almeno tre avvenimenti “minori” (per minori si intende che la loro magnitudo fu compresa tra 6.4-6.6, più forti di quello dell’Aquila, la cui somma fu pari a 6.9, magnitudo otto volte maggiore di uno 6.3): detto in parole semplici, tre terremoti forti si verificarono nell’arco di 40 secondi nella stessa zona.

Tra l’altro, questa evidenza indicava un tipo di movimento della faglia responsabile del terremoto di tipo “estensionale”: il processo attivo prevalente è proprio l’estensione della penisola in senso nordest-sudovest (Gubbio e Abruzzo nel 1984, Umbria-Marche nel 1997, L’Aquila nel 2009, Amatrice e Rieti nel 2016/17 confermano).

A 37 anni dal terremoto dell’Irpinia, le speranze e le prospettive di sviluppo dell’intera zona sono affidate alle industrie aerospaziali, informatiche e agro-alimentari presenti nell’Alta Irpinia, e ai nuovi scenari che interessano la Valle dell’Ufita, ad esempio con l’attivazione del centro satellite di Grottaminarda, ma soprattutto col recupero, la promozione e la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale.

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